La rinuncia del campione

Lo zar del pattinaggio russo, Evgenij Plyushchenko, racconta la sofferta decisione di ritirarsi dalle gare: “Sono andato fino in fondo, mi sono spinto fino al limite”

Evgenij Plyushchenko (Foto: AP)

 

Valerija Mironova, Kommersant

 

Un leggero fastidio alla colonna vertebrale. Quello stesso fastidio che lui, Evgenij Plyushchenko, lo zar del pattinaggio russo, aveva avvertito anche durante l’esecuzione del programma libero nella competizione a squadre. Giovedì, durante l’allenamento precedente all’esecuzione del programma breve individuale, la stella dello sport russo si è ritirata dalla gara proprio a causa di quei problemi alla schiena. 

 

Evidentemente, una volta conquistato il secondo oro olimpico, si era sentito talmente tanto ispirato dal traguardo raggiunto che non aveva dato troppa importanza al dolore. Dopotutto, nella sua carriere sportiva, aveva già subito dodici operazioni. È chiaro che in qualche modo abbia imparato a sopportare il dolore.

 

“Non voglio restare invalido”

Alla vigilia della competizione singola, nella quale avrebbe potuto guadagnarsi il terzo posto nel programma corto (se avesse totalizzato gli stessi 91,39 punti raggiunti nella competizione a squadre) e poi combattere per il bronzo, Evgenij Plyushchenko è caduto durante l’allenamento proprio sulla schiena. Una sfortunata caduta che è stata vista da milioni di persone. “Non voglio rimanere invalido, voglio poter essere in grado di muovermi”, ha chiarito l’atleta prima di ritirarsi.

 

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“Io non avrei neanche pensato di competere solo nella prova a squadre e di ritirarmi dalla prova singola. Forse qualcuno pensa che il ritiro sia stato pianificato? Se fosse stato così, mi sarei ritirato immediatamente dopo l’esibizione per la prova a squadre. Ma io sono andato fino in fondo, mi sono spinto al limite. Oggi mi sono messo alla prova nell’allenamento. Non so cosa sarebbe successo se non ci fossero stati quegli atterraggi sbagliati. Ad ogni modo la colonna vertebrale è per me un problema pesante, a cui si aggiungono i problemi con la gamba. Non avrei mai voluto concludere la mia carriera in questo modo. Avrei voluto ritirarmi da trionfatore. Ma Dio ha deciso altrimenti. Devo assolutamente riposare”.

 

Ed ecco come ha commentato la decisione del suo allievo il trainer Aleksej Mishin: “Chiedo agli ammiratori di Plyushchenko di non considerare l’accaduto una tragedia, ma di concentrarsi sullo sforzo che ha fatto e le medaglie vinte. Alla fine della prova a squadre lui ha provato una sensazione lieve di disagio. Ma la situazione non era critica e, per tal ragione, abbiamo deciso di andare fino in fondo. Ma mercoledì, durante l’allenamento, Plyushchenko è caduto alcune volte durante il quadruplo salto puntato”. Una volta è caduto molto male. Un nuovo tentativo di eseguire il salto ha avuto esito negativo. “Mi si è avvicinato e mi ha detto: non posso né pattinare né saltare. Adesso stiamo facendo accertamenti, speriamo che i medici ci aiutino.”

 

La scommessa su Plyushchenko

L’allenatrice Tamara Moskvina ha dato un giudizio da esterna alla situazione: “Plyushchenko ha conquistato il titolo di campione olimpico nella competizione a squadre e, in generale, ha realizzato il suo obiettivo - ha detto -. Cosa gli avrebbe dato in più la partecipazione alle competizioni individuali, non è dato sapere. Si può dire che ritirandosi dai giochi egli abbia danneggiato maggiormente sé stesso, in quanto le Olimpiadi non influiscono sulla quota della Russia per il prossimo anno. E se la Federazione avesse optato per Maksim Kovtun, non si può dire come quest’ultimo si sarebbe comportato nelle competizioni di squadra e in quelle individuali, vista la mancanza di esperienza. In effetti agli Europei Maksim si è piazzato soltanto quinto, dietro a due nostri atleti. Se io fossi stata incaricata di scegliere sulla base, diciamo, della reputazione, avrei scommesso su Plyushchenko. Dopotutto, Plyushchenko si è fatto un nome nel mondo del pattinaggio di figura e la sua esperienza in termini di partecipazione a tali competizioni è sicuramente maggiore.

 

L’eccellente performance di Juzur Hanyu

E mentre si rincorrevano le voci sul “caso Plyushchenko”, l’esito del programma corto individuale maschile è stato esattamente quello pronosticato già molto tempo prima dell’inizio dei Giochi dagli specialisti.  A Sochi il diciannovenne giapponese Yuzuru Hanju, ragazzo prodigio del pattinaggio, ha conquistato l’oro con una prova eccellente. Guadagnandosi con la sua strabiliante performance il record mondiale non meno strabiliante di 101,54 punti, ha superato di quattro punti il 24-enne canadese Patrick Chan, tre volte campione. Il terzo posto, altrettanto atteso, è stato occupato dallo spagnolo Javier Fernandez, due volte campione d’Europa.

 
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