La versione di Evgenij

Il mito vivente del pattinaggio russo si racconta. Il ritorno alle Olimpiadi dopo un brutto incidente. Tra voglia di lottare e periodi cupi. Fino al recupero e al trionfo nella gare a squadre

Evgenij Plyushchenko (Foto: AP)

Aleksej Mosko, Russia Oggi

Dopo la vittoria nella competizione a squadre di pattinaggio artistico a Sochi, Evgenij Plyushchenko racconta ai mass media russi i mesi che hanno preceduto le Olimpiadi. L'abisso dell’operazione: come ha dovuto imparare di nuovo a camminare, come più di una volta ha mollato tutto e se n’è andato e perché, alla fine, ha deciso di rimanere. Infine come è diventato campione olimpico per la seconda volta.

I problemi alla schiena e l’intervento chirurgico
Il mio percorso olimpico è iniziato con un’operazione alla colonna vertebrale. Si è trattato della più difficile operazione della mia carriera e della mia vita. Ho dovuto imparare di nuovo a camminare, ad alzarmi dal letto. Ci ho messo molto tempo a svegliarmi dall’anestesia. Poi sono tornato sul ghiaccio, non da professionista, ma come novellino. Tentavo di eseguire i salti singoli, ma non riuscivo proprio a sentirli. Onestamente in quel periodo non avrei mai potuto immaginare che, ad un certo punto, sarei arrivato a quello che è successo qui, a Sochi.

Prima dell’operazione per molto tempo ho avuto dolori alla schiena. La crisi più seria si è verificata durante il Campionato d’Europa. Io non volevo andare, sentivo che non sarei riuscito ad esibirmi: la gamba mi dava fastidio e mi faceva male la schiena, non potevo stare dieci minuti macchina, non riuscivo a darmi la spinta per saltare perché la schiena non funzionava. Non riuscivo a dormire , cinque volte al giorno facevo un bagno di 20 minuti nell’acqua bollente. Non c’era antiinfiammatorio che mi facesse effetto.

Degli amici conoscevano il dottor Pekarskij in Israele, il numero tre in fatto di colonne vertebrali. Volevano farmi visitare. Io non pensavo che avrei subito un’operazione quando mi sono recato da lui. Ma secondo Pekarskij la mia schiena poteva essere curata solo attraverso un intervento chirurgico. Mi ha detto: “Se vuoi continuare la tua carriera è necessaria un’operazione”. Io risposi immediatamente: “Sì”.

La riabilitazione dopo il trauma 
Dopo l’operazione ci ho messo dieci giorni a tornare in me . Mi hanno insegnato ad alzarmi. Il fatto è che se mi fossi sollevato troppo bruscamente rischiavo di fare venire via il disco intervertebrale, o, più precisamente, la protesi in biopolimero. Poi ho cominciato ad andare sul ghiaccio. Sento il dolore ancora adesso. E so che questo problema mi tormenterà ancora per molto tempo. Ma io mi riprenderò, quando avrò finito con lo sport, dopo le Olimpiadi mi occuperò di allenare i bambini, aprirò una scuola sportiva. Per il resto, prima del programma breve nella gara a squadre ho fatto tre bagni nell’acqua bollente, prima del programma libero cinque.

La prima tournèe ufficiale dopo il trauma
Arriviamo a Riga e io vedo che il mio corpo cambia più volte al giorno. Ogni volta mi fa male qualcosa di diverso: ora i legamenti, ora i muscoli, ora la schiena. Sbaglio tutti i salti tripli e penso: ok, questa volta ho chiuso davvero. Non posso sottoporre il mio organismo a simili esperimenti. Poi il giorno dopo mi esibisco e mi riesce tutto. Allora si va avanti.

Tutti i retroscena di Sochi
nel blog di una volontaria
alle Olimpiadi

La vita dopo Sochi
A volte quando mi sento bene mi trovo a riflettere sull’eventualità di continuare con la mia carriera. Alle prossime Olimpiadi avrò 35 anni . Non pochi, ma se ci sono ancora le forze, la situazione non è poi così critica. Volete che vada al record? Oggi durante uno dei salti all’improvviso ho sentito una fitta. Spero niente di grave. E se il prossimo appuntamento è per il 2018 vuol dire che riposerò come si deve, che starò con la mia famiglia e poi decideremo sul da farsi con tutta la squadra.

L’esibizione per la gara a squadre alle Olimpiadi
A Sochi pattinare è stato abbastanza leggero. A poco a poco mi sono abituato alla sala, alle urla, al sostegno. Sì, la musica poi mi ispira molto. Effettivamente sì, ho semplificato il programma, ma si tratta di tattica. Di mattina durante gli allenamenti ho visto che non si sarebbero esibiti né Chan, né Hanyu. Perché rischiare? Bisognava recuperare una medaglia, vincere, creare il vantaggio per la squadra. Con l’allenatore ci eravamo accordati in questo modo.

La competizione individuale
Io sono due volte campione olimpico, ho anche due argenti olimpici. Certamente mi esibirò ancora durante queste Olimpiadi. Non importa come mi piazzerò. Ma voglio arrivare più in alto possibile. Capite? Le Olimpiadi hanno dimostrato che si può lottare. E, credetemi, io farò tutto il possibile.

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