Quel coro che ha emozionato il mondo

Intervista al maestro Valerij Gergiev, direttore e creatore del coro di mille bambini che ha partecipato alla cerimonia conclusiva di Sochi 2014

L’esibizione del coro (Foto:Grigory Sisoev / Ria Novosti)

Jaroslav Timofeev, Ivestija
 
L’esibizione del Coro dei Bambini della Russia , organizzato da Valerij Gergiev, è stato il momento culminante della cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici. Ci siamo fatti raccontati dal direttore del teatro Mariinskij il coro dei bambini, le Olimpiadi di Sochi e il concorso Tchaikovsky.

Come e quando è nata l’idea della formazione di un coro di mille bambini?

Un anno e mezzo fa al Consiglio della Cultura, in presenza del presidente. Rispondendo alle domande del presidente, io ho capito che la cosa più importante in quel momento era discutere lo sviluppo dell’arte corale nelle regioni . Ecco come è nata l’idea. La nostra società corale russa farà in modo che in ogni città in cui vivono più di centomila persone, ci sia un coro di mille voci. 

Nel corso di lunghe esibizioni i bambini spesso si stancano. In previsione delle Olimpiadi è stato fatto qualche lavoro speciale con loro?

Abbiamo un grande gruppo di organizzatori. E loro pensano a tutto, a partire dall’alloggio per i bambini al cibo, dai vestiti fino al loro riposo, ovviamente.

 

Tutti i retroscena di Sochi
nel blog di una volontaria
alle Olimpiadi

Negli ultimi tempi in molti Paesi si è scontrato con dimostrazioni in difesa delle minoranze sessuali. Tali dimostrazioni la urtano?

Non importa che urtino me personalmente. Ciò che preoccupa è che disturbino molte altre persone, ovvero coloro che si recano al concerto per ascoltare musica. Nonostante queste azioni vengano organizzate per difendere qualcuno, non sono sicuramente da considerarsi il gesto più piacevole nei confronti di chi vuole assistere a uno spettacolo. Io non commento la situazione, perché non vedo problemi. Si sentono raccontare molte storie. Dicono che da noi si effettuino esecuzioni di massa ai danni degli omosessuali. Ho tentato di scoprire dove fossero avvenute queste cose, ma non ho trovato risposte. Sono necessarie prove più precise.

A Volgograd nel 2013 è stato commesso un omicidio a sfondo omofobo, così come è stato dichiarato da uno degli omicidi.
 
Questo omicidio è da imputarsi allo Stato?
 
No, si è trattato di semplici cittadini.
 
Non ho il tempo per tenermi aggiornato su tutto ciò che accade. Credo che il problema delle minoranze sessuali non abbia niente a che vedere con il mio lavoro, e con l’attività del Teatro Mariinsky. Da noi non vi è alcun problema di discriminazione. I giornalisti russi lo sanno bene. Gli stranieri non esattamente.

Il concorso Tchaikovsky si tiene in due città: Mosca e San Pietroburgo. È stato lei il fautore di questa decisione?

Ancora tre anni e mezzo fa io ho detto che avremmo dovuto pensare bene a quali pedagoghi avrebbero dovuto fare parte della giuria del concorso. La reputazione del concorso era in caduta libera in primo luogo perché la giuria era composta da alcuni illustri professori provenienti da due tre università, sempre gli stessi nomi, che decidevano a tavolino a chi spettasse cosa. Questo procedimento veniva considerato già da molti come un business redditizio. L’idea di tenere parte delle competizioni a San Pietroburgo mi è venuta in mente poiché la sala Bolshoj del conservatorio di Mosca era in ristrutturazione e praticamente nessuno poteva garantire che la riaprissero in tempo, per il giugno del 2011. Noi nel frattempo avevamo costruito una meravigliosa sala concerti. Per questo io sapevo che, anche se qualcosa fosse andato storto, ce la saremmo sicuramente cavata su due città.

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