Sulle punte, sotto gli occhi del mondo

Svetlana Zakharova, prima ballerina del Bolshoj, ha danzato durante la cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici. Ecco le sue impressioni. Tra una sana dose di paura e la sicurezza del proprio talento

La ballerina Svetlana Zakharova durante la cerimonia di inaugurazione dei Giochi Olimpici invernali di Sochi (Foto: Reuters)

Olga Zavjalova, Izvestija
 
Grazia, eleganza, sicurezza. E l'esperienza di anni di studio e di sacrifici. Danzando, giorno dopo giorno. Alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Sochi la prima ballerina del teatro Bolshoj, Svetlana Zakharova, ha interpretato Natasha Rostova. La sua esibizione, da brividi, è stata seguita da 3 miliardi di spettatori. Ecco il racconto delle sue emozioni

È stato difficile ballare su una superficie così grande?

Inizialmente ci siamo allenati in speciali tendoni che riproducevano per dimensioni la copia esatta dello stadio. E quando per  la prima volta sono entrata allo stadio e ho visto quell’arena enorme semplicemente non potevo credere che avremmo ballato lì. Allo stadio faceva molto freddo. Io, chiaramente, avevo paura di raffreddarmi e ammalarmi. Tuttavia sapevo che anche con la febbre a 40 avrei ballato su questo palco gigantesco. Alla prima prova io mi sono sentita così persa, che a volte non capivo neanche dove dovevo stare, dove fosse il centro e in quale direzione dovessi correre. Molti dei ballerini erano dilettanti, volontari pronti a lavorare tutto il tempo. Tuttavia tutto è stato pensato in maniera comoda: il palco era contrassegnato da cifre diverse, segni, noi provavamo indossando cuffie speciali, il coreografo ci correggeva attraverso la stazione radio.

Che cosa metterebbe in evidenza della coreografia di apertura?

Vorrei ringraziare in modo particolare il coreografo Radu Poklitaru. Ha creato un piccolo capolavoro: in dodici minuti è riuscito a raccontare parte della storia della Russia, cominciando dall’epoca di Pietro il Grande e finendo con i tragici avvenimenti del XX secolo. È difficile in sette-otto minuti raccontare la storia dei protagonisti di Guerra e Pace. Tra le 200 coppie che ballavano il valzer lui è riuscito a metterci in luce nel modo più appropriato, a darci il giusto risalto. Inoltre Poklitaru ha messo in scena una splendida marcia militare. Ancora adesso ho davanti agli occhi la scena: le ragazze corrono in quattro direzioni, si avvicinano ai militari, si dispongono in coppia e inizia il valzer.

La pavimentazione dello stadio è molto diversa da quella del palcoscenico, è stato facile adattarsi?

Nel balletto la cosa più importante è che il pavimento non sia scivoloso. Allo stadio la superficie ricordava la carta vetrata. Quando io sono uscita, ho provato a fare una piroetta e il corpo ha girato ma la punta è rimasta praticamente ferma. Per evitare problemi, abbiamo eliminato praticamente tutte le piroette eccetto quando il mio partner era Vladimir Vasilev. 

Cosa si prova ad esibirsi davanti a tre miliardi di persone?

Per la prima volta nella mia vita ho ballato davanti a 40mila spettatori. E capire che in quel momento ti sta guardando una simile quantità di telespettatori è stato semplicemente elettrizzante. Non credo che mi succederà ancora nella vita di vivere un’esperienza simile. Quando mi sono esibita non sentivo neanche il freddo, soltanto una sensazione di euforia nell’anima. L’unica cosa è che avevo paura di non sentire l’inizio della musica perché il pubblico applaudiva forte e reagiva fragorosamente ad ogni cosa. Ma alla fine è andato tutto per il meglio.

Le è piaciuta Sochi dopo i lavori?

Io c’ero stata un po’ d’anni fa. Adesso la città è irriconoscibile. Tutto è incredibilmente bello. Le nuove strutture sciistiche sono sorte praticamente in mezzo al nulla. Sorprende per dimensioni e possibilità il parco olimpico. Durante i giochi a Sochi tutto è stato reso confortevole grazie agli abitanti del luogo e ai volontari, che sono giunti in enorme quantità.

È riuscita ad assistere a qualche competizione?

No, il giorno seguente alla cerimonia sono volata a Mosca: il 15 febbraio ballerò “Giselle” al Bolshoj ed è necessario, come sempre, prepararsi seriamente. Tuttavia io ho visto in televisione come i nostri figuristi hanno conquistato la medaglia d’oro. Sono completamente esterrefatta dal talento di Julija Lipinickaja. Quanto alla carriera di Evgenij Pliuščenko, la seguo da quando ha cominciato ad esibirsi. 

Secondo lei il pattinaggio artistico e il balletto hanno qualcosa in comune?

Generalmente io guardo non soltanto come salta un atleta o quante evoluzioni è in grado di fare trovandosi in sospensione, ma anche la plasticità della coreografia. I nostri atleti si sono sempre contraddistinti non soltanto per la geniale tecnica di pattinaggio e di scivolamento, ma anche per il significato delle coreografie sul ghiaccio.

Qui la versione integrale dell'intervista

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